L'Osteria della Miseria: dicono di noi
Osterie d'Italia
Che bello vedere giovani coppie andare a calici di qualità e la sala, piena in un giorno feriale qualunque, dove si cena a lume di candela (una musica più moderata non guasterebbe) con pochi e selezionati piatti. È diventata un’osteria di moda, questa Miseria, nel senso buono del termine: poche proposte, prodotti del territorio, bottiglie giuste: messaggi, a quanto pare, recepiti dal pubblico della costa. Luogo per eccellenza dove passare la serata, l’osteria di Guido Iosa punta su pochi piatti del giorno che, di venerdì, accolgono il pesce. È di una cena di questo tipo che vi possiamo raccontare, perché la cucina non si ripete mai; ha scelto, semmai, una linea-guida che prevede, sempre, una crema di ortaggi di stagione (dai fagioli borlotti alle patate alle zucchine), due primi - si utilizzano le paste di Gragnano e quelle di Latini con sugo di verdure e di carne, due secondi, uno vegetariano l’altro a base di carne. Abbiamo scelto le penne all’astice (molto delicate), le vongole veraci saltate col vino bianco, così come le seppioline, ma in carta c’erano anche vermicelli freddi con zucchine e grana, crema di zucchine al timo, lombata di vitello. Ma c’è anche dell’altro: i salumi Passamonti, il norcino di Monte Vidon Combatte, il lonzino piatto, il prosciutto. Il gran piatto di salumi è impreziosito da un prelibato assaggio di pecorini ai quali è dedicata una particolare attenzione: in carta ci sono quelli di Pala (Tavoleto) al peperoncino o alla foglia di noce, e quelli di Ripa (a latte crudo). Infine i dolci: la spuma di cioccolato e il budino al latte con coulis di fragole sono due esempi dei tanti che la cucina prepara fantasiosamente. In cantina oltre 300 vini: molto ben rappresentata la Toscana, poi piemontesi, marchigiani, trentini, siciliani, sloveni.
Voto assegnato: formaggio e bottiglia
Slow Food